Musica è…

tra note e pensieri

26.7.07

Quello che ho imparato dalla vita

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

- Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
- Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
- Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
- Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
- Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,o essi controlleranno te.
- Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
- Che la pazienza richiede molta pratica.
- Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
- Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
- Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
- Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze:sarebbe una tragedia se lo credesse.
- Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
- Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
- Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
- Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
- La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
- È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
- Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
- Non cercare le apparenze, possono ingannare.
- Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
- Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
- Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
- Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
- Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
- Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
- Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
- Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
- L’amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
- Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi dolori.
- Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
- Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

Paolo Coehlo

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25.7.07

I capelli del diavolo 7

Scena 13

Canzone 8

Con tre capelli, l’oro e l’argento,
al gran castello torna Cardello,
vede la sposa tutto contento,
e anche lei saluta il suo bello.

Ma il re, che lo credeva già morto,
quando lo vede diventa furioso,
poi, con un falso sorriso, storto,
lo accoglie, tutto cerimonioso.

Scena 14

Re - Che gran piacere vederti di ritorno sano e salvo, Cardello! Corpo del davvero e del proprio, che gran piacere!
Cardello - Essere sano e salvo fa piacere anche a me, suocero maestà!
Re - Dunque, dunque… sei stato dal diavolo?
Cardello - Ci sono stato, suocero maestà.
Re - E gli hai preso i capelli?
Cardello - Eccoli qua, suocero maestà.
Re - E questi tre peluzzi nello scatolino sarebbero i capelli del diavolo? Corpo del vero e del falso, come faccio a sapere che non sono tre peli di barba di fraticello, o tre peli di cammello?
Cardello - Invece sono proprio capelli del diavolo, come è vero che il sole fa più luce della luna.
Re - Fammeli un pò toccare… (i capelli si allungano a dismisura) Oh per la durlindana, come sono lunghi… sembravano così corti, e invece non finiscono più!
Cardello - Il fatto è, suocero maestà, che se li tocca un uomo onesto diventano corti, e se li tocca un disonesto diventano lunghi!
Re - Ah, capisco… Che cosa? Tutte baggianate! Lo sanno tutti che il diavolo è bugiardo, e così anche i suoi capelli sono bugiardi!
Cardello - Allora sei convinto anche tu che sono capelli del diavolo…
Re - Come? Cosa? Io non sono convinto di niente… Ma che cos’hai in quel sacco, corpo del mio e del tuo?
Cardello - Un pò d’argento e oro, suocero maestà.
Re - Guarda un pò come luccica! Dove l’hai preso? Eh, dove lo hai preso? Cardello - Ne ho preso dove ce n’è dell’altro. Se ti dico dove, manterrai la promessa di farmi diventare re?
Re - Se mi dici dove l’hai preso, ci andrò a fare un salto, e quando tornerò… manterrò la promessa!
(a parte) Manterrò la promessa che mi sono fatto di tagliarti la testa e seppellirti nell’orto, genero fringuello!
Principessa - (in segreto) Cardellino, ascolta un pò, non hai visto come si sono allungati i capelli del diavolo? Se lo lasci tornare, il re manterrà la promessa come ha mantenuto le altre. Vuoi finire nell’orto con la testa qua e il resto là? E chi mi darà i baci, se tu diventi un cavolfiore?
Cardello - Credo che tu abbia ragione, dolce sposa… Suocero maestà, l’oro e l’argento sono in un certo posto di là dal fiume: si va, si butta un sasso a occhi chiusi, e dove il sasso cade si scava: e lì si trova!
Re - Al di là del fiume? E come si fa ad attraversarlo, corpo di terra e acqua?
Cardello - C’è un vecchio molto gentile, che traghetta chi vuole.
Re - Vado, torno, e faremo festa! (esce)
Cardello - Buona andata, suocero maestà! Quanto al ritorno, farai quel che potrai: e mentre aspettiamo che torni il vecchio re, io farò il re nuovo, e il mio primo ordine è che la festa cominci adesso!

Scena 15

Canzone 9

E mentre in allegria, al gran castello
si fa gran festa al nuovo re Cardello,
il vecchio re cammina con gran fretta
e arriva al fiume dove si traghetta,
e sale sulla barca dove il vecchio,
quando lo vede, è contento parecchio,
gli mette il remo in mano e salta a terra
ed alla barca un forte calcio sferra.
Poi, saltellando come un puledro,
il vecchio va senza guardare indietro,
e il re, col remo in mano, in mezzo all’onda,
spinge la barca fino all’altra sponda.
Ma quando fu di là, con gran dispetto,
non si potè staccare dal traghetto
e ancora oggi ce lo troveremo
che sbuffa e grida, appiccicato al remo.

E a voi resti, questa bella storia,
come un fiore dentro la memoria.

                                                                    FINE

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24.7.07

I capelli del diavolo 6

Scena 10

Traghettatore - Guarda guarda, sei tornato, naso da puledro! Allora, li hai presi i capelli del diavolo?
Cardello - Sono in questo scatolino.
Traghettatore - E hai saputo cosa devo fare per staccarmi da questo remo? Cardello - Sì, l’ho saputo: ma te lo dirò soltanto quando avrò i piedi sull’altra sponda.
Traghettatore - Sali in fretta, allora, muso da scoiattolo! (Traghettano. Cardello scende) E adesso dimmi il segreto!
Cardello - Quando trasporterai qualcuno, mettigli il remo in mano, salta sulla riva e spingi la barca: lui resterà, e sarai libero.
Traghettatore - Lo farò di sicuro, zucca di muletto! Grazie e addio!

Scena 11

Cardello – Eccoti lassù, principe senza voce… Sì, sono andato dal diavolo… sì, gli ho preso i tre capelli… sono in questo scatolino… sì, gli ho chiesto dov’è la tua voce: l’ha presa la bella Eco che sta dall’altra parte della valle: se con gentilezza e doni da lei andrai, la tua voce riavrai!
(Cardello prosegue, dopo un pò si sente lo voce del principe)
Principe - Grazie, Cardelloooo!
Cardello - Sento che il principe del castello ha trovato la sua voce e forse ha trovato anche qualcos’altro…

Scena 12

Cardello - Eccomi qui, signori piangenti!
Tizio - Sei andato dal diavolo?
Cardello - Ci sono andato.
Caio - Gli hai preso i capelli?
Cardello - Glieli ho presi.
Sempronia - E dove sono?
Cardello - In questo scatolino
Tutti - E gli hai chiesto perché l’albero non dà più buoni frutti?
Cardello - Perché c’è del metallo fra le radici: basta toglierlo di là e la frutta tornerà!
(Scavano rapidamente)
Caio - Guardate! Palate di monete d’argento!
Tizio - E palate di monete d’oro!
Sempronia - Deve averle seppellite qui qualche brigante, e poi le ha dimenticate!
Cardello - Beh, io me ne vado, amici.
Tutti - Fermo, fermo!
Caio - Porta via questo metallo, per favore.
Sempronia - Noi non sappiamo che farcene.
Tizio - Ci basta la frutta dell’albero: è così saporita!
Cardello - Se a voi non serve, lo prendo volentieri: sarà la dote per la mia sposa! Addio!
Tutti - Addio, Cardello, e grazie!

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23.7.07

I capelli del diavolo 5

Scena 8

Canzone 7

Oltre il fiume c’è la collina,
oltre il colle c’è la montagna,
e Cardello sale in cima,
suda un pò ma non si lagna.
La, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la.
Quando è in cima vede un antro
fondo, buio, largo e grosso,
e Cardello vi entra dentro
con un pò di fifa addosso.

Diavolessa - Tu chi sei, omarino?
Cardello - Mi chiamo Cardello, signora, e sono venuto a prendere tre capelli del diavolo, e a fargli tre domande.
Diavolessa - Ah ah, o poverino, sei già morto! Il diavolo non c’è, perché è in giro a seminare erba cattiva, ma appena torna, invece di strappargli tu i capelli, ti strapperà le braccia e me le darà da cucinare, e se le mangerà in una scodella!
Cardello - E chi laverà la scodella, signora?
Diavolessa - Come, chi laverà la scodella…La laverò io! Chi la dovrebbe lavare, la scodella?
Cardello - Potrei lavarla io, signora: ma senza braccia, come potrei fare?
Diavolessa - Davvero tu sei uno che lava le scodelle?
Cardello - Le scodelle mi lavo, e anche i calzini.
Diavolessa - Anche i calzini? Ah, benedetti abissi, se anche mio marito lavasse i suoi, sarebbe una bella cosa: fanno un odore infernale…
Cardello - Eh già, signora…e dove li metti ad asciugare, poi, i calzini, quando li hai lavati? Sulle tue lunghissime corna?
Diavolessa - Cosa c’entrano le mie corna? Non sono poi così lunghe… Sono corna da moglie del diavolo!
Cardello - Eh no, signora: io ho visto molte figure di diavoli e di mogli di diavoli, ma tutte hanno le corna più corte delle tue…Può darsi che il tuo diavolo, quando va in giro a sporcarsi i calzini, mentre tu lavi le scodelle, faccia un pò la corte a qualcuna, sai, e allora le corna ti si allungano un pò…Ma certo questa è una cosa che non ti importa…
Diavolessa - Una cosa che non m’importa? Ah, per i fumi dell’abisso, ragazzo, ora che me le tasto, le trovo davvero un pò troppo lunghe…E io qui a lavare le scodelle! E i calzini! Sai cosa ti dico? Tu mi hai fatto un buon servizio, e te ne voglio fare uno anch’io…Quali sono le domande che gli vuoi fare?
Cardello - Perché l’albero dei buoni frutti da frutti marci. Perché il principe del castello è senza voce. Come può fare il vecchio a smettere di traghettare.
Diavolessa- Bene. Ma senti, mio marito sta arrivando: tu nasconditi dietro quella cassa d’ossa, e non ti muovere, non fiatare, e ascolta quello che il diavolo ti dirà!

Scena 9

Arietta 6 del Diavolo

Eccomi di ritorno,
eccomi di ritorno,
il male ho seminato
per tutto quanto il giorno!
Dolore, inganno e guerra,
dolore, inganno e guerra,
disgrazie ho portato
sopra tutta la terra!

Diavolessa - Eccoti di ritorno, marito. Com’è andata, in giro per il mondo?
Diavolo - Non mi lamento, moglie: ho seminato menzogna e zizzania, malanno e violenza…Sì, sono soddisfatto, ma ho i piedi stanchi. Eccoti i calzini da lavare.
Diavolessa - Ne sentivo la mancanza.
Diavolo -Eh, uh, ma qui…ucci ucci, sento odore di cristianucci!
Diavolessa - Già, finché avevi i calzini, non sentivi l’odore di Cristianucci…Ma che odore e odore, marito, qui non ce n’è: il fatto è che tu corri di qua e di là, e ti è rimasto addosso l’odore di qualche cristianuccio, o di qualche cristianuccia…
Diavolo - Ma che discorsi mi fai stasera, moglie? Hai il mal di testa?
Diavolessa - Proprio così, marito, mi sento la testa un po’ pesante… Ma tu non ci badare, mangia questo porchetto, bevi questo vinello, e dopo, se non vuoi lavare la scodella, fatti una buona dormita!
Diavolo - Lavare la scodella? Io, lavare la scodella? Io, che sporco il mondo intero, dovrei lavare qualcosa? Ma chi ti ha messo in testa quest’idea, moglie? Ah ah!
Diavolessa - Nessuno, marito: le idee crescono da sole in testa, proprio come le corna… Mangia, adesso, che il porchetto diventa freddo…

(Il diavolo mangia e beve voracemente, poi crolla addormentato. La diavolessa gli strappa un capello)
Diavolo - Ahia, cos’è stato?
Diavolessa - Marito bello, avevo da farti una domanda, e ti ho chiamato, chiamato, ma tu non ti svegliavi: allora ti ho tirato un capello.
Diavolo - E fammi questa domanda, che ho sonno!
Diavolessa - Perché l’albero dei buoni frutti li dà marci?
Diavolo - C’è del metallo fra le radici: se lo si leva di là, la buona frutta ritornerà.

(Il diavolo si riaddormenta. La diavolessa consegna il capello a Cardello, poi ne strappa un altro)
Diavolo - Ahiahia! Ma cosa mi stai facendo, moglie?
Diavolessa - Mi è venuta un’altra domanda: ma chiama, chiama, tu dormivi come un sasso, e così ti ho tirato il capello.
Diavolo - E cosa vuoi sapere, che muoio dal sonno?
Diavolessa - Perché il principe del castello non ha più la voce?
Diavolo - Perché gliel’ha presa la bella Eco, dall’altra parte della valle: se con doni e gentilezze lui ci andrà, lei la voce gli ridarà.

(Si ripete la scena)
Diavolo - Uhi! Ahi! Moglie, si può sapere cosa ti succede?
Diavolessa - Mi succede che ho un’altra domanda, l’ultima, e ti ho chiamato, chiamato, ma tu…
Diavolo - E sentiamo la domanda!
Diavolessa - Come può il traghettatore staccarsi dal suo remo?
Diavolo - Basta che metta il remo in mano a un altro, salti sulla riva e spinga la barca: così quello legato al remo resterà, e lui libero sarà.
(Ricade addormentato)

Diavolessa - Ecco il terzo capello: hai sentito bene, ragazzo?
Cardello - Ogni parola, una per una, signora diavolessa!
Diavolessa - E i tre capelli, li hai tutti?
Cardello - Tutti stretti nella mano, signora diavolessa!
Diavolessa - Guarda che questi capelli, se li tocca una persona onesta diventano corti, se li tocca una persona disonesta, diventano lunghi… Tu sei onesto, o disonesto?
Cardello - Non lo so: guardiamo come diventano i capelli…
Diavolessa - Guarda come si sono accorciati! Mettili subito in questo scatolino, se non vuoi perderli! Adesso va, e buona fortuna!
Cardello - Anche a te, signora diavolessa!

Arietta 7 della Diavolessa

Eccolo là che esce
e salta sui ruscelli,
dove erba verde cresce
e cantano gli uccelli!
E io rimango al chiuso
in questa brutta grotta,
con questo brutto muso
che russa e che borbotta!

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LETTERA AI GENITORI SULL_HANDICAP

Cari Genitori, 
sono genitore anch’io, quindi capisco: voi volete il meglio per un figlio, per una figlia. La scuola migliore, i migliori professori, i migliori colleghi. Voi volete che i figli escano dalla scuola ben equipaggiati per la vita. Bisogna avere una buona educazione perché la vita è dura e sopravvivono solo i più adatti. Capisco, quindi che voi abbiate storto il naso quando siete venuti a conoscenza della politica scolastica di collocare bambini portatori di handicap e figli di immigrati nelle stesse classi dei bambini "normali". I vostri nasi storti dicono: "Non ci piace! Non è giusto!". Il problema comincia con un dato di fatto: i disabili sono anche fisicamente differenti, arrivando a volte ad avere un’apparenza strana. E questo crea già in partenza un malessere - diciamo - estetico. A complicare tutto c’è il fatto che i bambini disabili apprendono più lentamente. I professori saranno obbligati a rallentare il ritmo per fare che essi non rimangano indietro. Questo, evidentemente, costituirà un danno per gli alunni "normali", belli e intelligenti… Perché bisogna essere realisti: la scuola è una maratona per l’università e per la vita. Quindi… giusto sarebbe avere scuole separate "speciali", dove i disabili apprenderebbero quello che possono, senza intralciare gli altri.
Se pensate così, io vi dico: fate in modo di cambiare il vostro modo di pensare rapidamente perché, altrimenti, voi coglierete frutti amari nel futuro. Lo vogliate o no, il tempo si incaricherà di rendervi "disabili".
Tu immagini una vecchiaia deliziosa. Hai perfino comprato una cascina con piscina e alberi. Ah, che delizia! I nipotini tutti riuniti nella "cascina dei nonni" a fine settimana! Dimenticatelo. Gli interessi dei nipotini sono ben altri. A loro non piace convivere con vecchi disabili. Non hanno imparato a convivere con i disabili. Potevano aver appreso a scuola, ma non 1′hanno fatto, perché ci sono stati genitori che hanno protestato contro la presenza dei disabili.
Il primo compito dell’educazione è insegnare ai bambini ad essere se stessi (cosa estremamente difficile). Fernando Pessoa dice: "Io sono l’intervallo tra il mio desiderio e ciò che i desideri degli altri hanno fatto di me". Frequentemente le scuole cancellano i desideri dei bambini con i desideri di altri che sono loro imposti. Il programma della scuola, quella teoria di saperi che i professori tentano di insegnare, rappresenta i desideri di un altro, non del bambino. Forse di un burocrate che poco capisce i desideri dei bambini. È necessario che le scuole insegnino ai bambini a prendere coscienza dei propri sogni!
Il secondo compito dell’educazione è insegnare a convivere. La vita è convivere con una fantastica varietà di esseri, esseri umani, vecchi, adulti, bambini, delle etnie più svariate, delle culture più svariate, delle lingue più svariate, animali, piante, stelle… Convivere è vivere bene in mezzo a questa diversità. Le persone portatrici di handicap o differenze sono parte di questa diversità. Esse fanno parte del nostro mondo e hanno il diritto di stare qui. Hanno diritto alla felicità.
Ricordo una pagina del mio libro di lettura delle elementari. Viveva in Cina una famiglia: papà, mamma, il figlio di cinque anni e il nonno, già anziano, con poca vista, mani tremanti. A tavola già gli era capitato più volte di lasciar cadere il piatto. La madre arrabbiata con questo giacché ci teneva ai suoi piatti, disse al marito: "Tuo padre non è più in condizioni di usare piatti di porcellana!". Il marito, non volendo contrariare la moglie, risolse a malincuore di comprare per il nonno, suo padre, una scodella di legno e posate di bambù. Al primo pranzo nel quale il nonno mangiò nella scodella, il nipotino rimase meravigliato. Il papà gli spiegò tutto e il bambino rimase in silenzio. In seguito il papà sorprese il figlioletto che tentava di fare un buco in mezzo ad un pezzo di legno con un martello e uno scalpello: voleva preparare la ciotola per quando il papà sarebbe diventato vecchio!
Perché è questo che avviene: se i tuoi figli non imparano a convivere con bambini e adolescenti disabili, non sapranno convivere con te quando diventerai disabile. Un abbraccio. Rubem

Ruben Alves

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22.7.07

I capelli del diavolo 4

Scena 5

Canzone 4

E va Cardello lungo la strada,
non c’è paese dove non vada,
non c’è sentiero che non calpesta,
ha gambe svelte, sveglia la testa.
Ma il diavolo è tanto lontano,
che chi va forte va troppo piano:
Cardello arriva in un paese
dove lo aspettano delle sorprese.
E va Cardello lungo la strada
La, la, la, la, la, la, la.

(Si sentono pianti. Molta gente è riunita attorno a un albero, piangendo)

Arietta 3 “del pianto”

Uuuuuh,uuuuh!
Uaaaaah,uaaaah!

Cardello - Mi sai dire da che parte si va per andare dal diavolo?
Tizio - Si va da que…Uuuuuh,uuuuh!
Cardello -Tu mi sembri un pò meno triste…Da che parte è il diavolo?
Caio –È da questa pa…Uaaaaah,uaaaah!
Cardello - Ma che cos’è questa lagna, signori?
Sempronia- Vedi quest’albero, tutto pieno di frutta marcia?
Cardello - Sì, lo vedo, e lo sento col naso… È per la puzza che piangete?
Tizio - Non per la puzza, ma per la memoria!
Caio - Non per la puzza, ma per la voglia!
Sempronia- Devi sapere, pellegrino, che quest’albero, fino a un anno fa, dava frutti così abbondanti e dolci e nutrienti, che bastava a farci campare tutti!
Caio - Li coglievamo e ce n’era ancora!
Tizio -Li mangiavamo, e ce n’era sempre!
Sempronia- Ed ecco che, da un anno, non da che frutti marci, che ci cadono sulla testa come cacate di anitre!
Cardello - Ecco un bel mistero! Ma, scusate, mi sapreste dire la strada per andare dal diavolo?
Tizio -Tu vai dal diavolo?
Cardello -Certo, e se posso, voglio tornare via
Caio - E che ci vai a fare, dal diavolo?
Cardello - A prendergli tre capelli
Sempronia- Se tu ci riesci, sarai anche capace di fargli rivelare il segreto di quest’albero, e dei suoi frutti, perché il diavolo ne sa più di tutti!
Cardello – Ci potete contare, come le lacrime sanno di mare!
Tizio – Allora vai di là, e poi di là…E ricorda la promessa!
Cardello – Certo che ricordo la mia promessa: me ne ricordo come della mia testa!

Scena 6

Canzone 5

Piede piede, strada strada
va Cardello a Satanasso:
non c’è posto che non vada,
non c’è pista che non passi.
La, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la.

Però, mentre va, Cardello
vede un principe che è zitto,
che è in ascolto su un castello
e che piange fìtto fitto.
Cardello vede un principe
che piange fìtto fitto.
Cardello vede un principe
che piange fìtto fitto.

Cardello - Che fai lassù, signore? Cosa ascolti così attentamente? E perché piangi così forte che sembri un concentrato di vedovo?

(Il principe fa dei cenni adeguati, qui, e ad ogni battuta di Cardello)

Arietta 4

Stai dicendo, senza dirlo, che sei muto?
No, mi sembra di capire che hai perduto solo la voce…
(parlato) E quando?
(cantato) Ho capito, eri qui un mattino,
hai fatto un bel canto, e la voce è sparita!
Povero principe, non lo sai!

Comunque, a gesti, mi sapresti indicare la strada per andare dal diavolo? Eh, ci vado a strappargli tre capelli, se riesco…Tu vuoi che chieda al diavolo dove è finita la tua voce? Va bene, principe, glielo chiederò: ora indicami la strada. Ho capito, di là, e poi di là…Arrivederci, principe senza voce. Sì, sì, ricordo il tuo caso: me ne ricordo come del mio naso!

Scena 7

Canzone 6

Gamba gamba, strada strada,
gamba gamba, strada strada,
Cardello sempre avanti,
non c’è posto che non vada,
non c’è pista che non tenti.
La, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la.

E viaggiando, adesso arriva
ad un’acqua nera e larga:
c’è una barca sulla riva
e un vecchietto sulla barca

Cardello - Sei tu che traghetti la gente, nonnino?
Traghettatore - E chi altro vedi, faccia di capra?
Cardello - Come sei gentile, nonnino!
Traghettatore - E come dovrei essere, dopo sessanta anni che sto qui a traghettare? Tu dove vuoi andare, muso di coniglio?
Cardello - Dal diavolo, a prendergli tre capelli.
Traghettatore - Sarebbe più facile strappare tre querce, testa d’asino! Se vuoi passare, ti farò passare: ma se ti riesce la faccenda, forse potrai sapere dal diavolo come posso staccarmi da questo remo, perché da sessanta anni non riesco a staccarmene! Prometti, capo d’oca?
Cardello - Prometto, nonnino!

Arietta 5 del Traghettatore

Faccia di capra! Muso di coniglio!
Testa d’asino! Capo d’oca!
Naso da puledro! Muso da scoiattolo!
Zucca di muletto! Testa di ranocchio!
Faccia di… Muso di… Testa d’a… Capo-d’o…
Naso di pu… Muso di sco… Zucca di mu…
Testa di ra… Faccia di gufo!
Faccia di capra! Muso di coniglio!
Testa d’asino! Capo d’oca!

Naso da puledro! Muso da scoiattolo!
Zucca di muletto! Testa di ranocchio! Faccia di gufo!

Non ti scordare la promessa, testa di ranocchio!
Cardello - La ricorderò come il tuo occhio!

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21.7.07

I capelli del diavolo 3

Scena 3

Canzone 3

Va alla reggia il messaggero,
piede scalzo, volto fiero,
va davanti alla regina,
da il messaggio, e poi s’inchina:
però forse lui doveva
fare prima quell’inchino:
lui però non lo sapeva,
perché e solo un contadino…

La regina legge e sbotta:
"Ah, marito, testa cotta,
dare la nostra figliola
a un bifolco senza suola!"
Però poi le viene in mente
che sia un principe in segreto,
ed allora, sveltamente,
mostra un volto molto lieto.

Col sorriso sulla faccia
dice :"Caro!" e se l’abbraccia,
chiama la figliola, e dice:
"Sposa questo, sii felice!"
Lui è contento della cosa,
lei, dapprima mostra un poco
di sorpresa sospettosa:
ma le va di stare al gioco.
Perché, alla principessa,
il bel giovane interessa:
gli da un bacio trafelata,
e di colpo è innamorata.
Così, come è comandato,
lui è sposo e lei è sposa:
alle trombe danno fiato
e la festa è clamorosa!
La, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la!
La, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la, la!
(musica da ballo)

Scena 4

Re - Che cos’è questo baccano? Mentre io sono a caccia, qui si fa bisboccia? E cosa vedo? Mia figlia vestita da sposa, e lo sposo chi è? Quel Cardello che si doveva ammazzare, tagliuzzare e seppellire! Corpo di furia ed ira, cos’è successo? Sono io che non so scrivere, o la regina che non sa leggere? Moglie, che hai fatto? Perché queste nozze?
Regina - Carta cantava, marito: e io ti ho solo obbedito!
Re - Obbedito a me? Obbedito a quel che ho scritto?
Regina - Obbedito a menadito!
Re - Ah, ti vengano i pidocchi! Qui, lo voglio sotto gli occhi! Ohi, ahi, corpo di sorpresa e di stupore! Qui c’è stata una magia, un trucco, un malaffare…Eppure il foglio è il mio, e anche la firma…Ahi ohi, corpo di sciagura e sventura, si è avverata la predizione delle streghe, e quel tanghero si è presa la mia figliola! Ormai le nozze non si possono disfare… Ma si può disfare lo sposo! Corpo di malizia e inganno, mi viene un’idea per liberarmi di lui, prima che gli venga l’idea di diventare re al mio posto.. .(forte) Principe Cardello! Caro figliolo, luce della mia gioia, perfetto marito della mia sposa, padre dei miei futuri nipotini, io non so se tu sia informato su cosa occorre per diventare re, in questo regno…
Cardello -Basta aspettare che muoia quello vecchio, suocero maestà!
Re - Ah, che risposta divertente, corpo di un serpente! Ah, spiritosone, birbantone, burloncello! No, proprio no! Per diventare Re, bisogna portare qui tre capelli del diavolo!
Cardello - Del diavolo? Del diavolo in persona, suocero maestà?
Re - Sì, del gran diavolaccio, satanasso, belzebù che sta da qualche parte laggiù, nemmeno lui sa dove…Insomma, o dei suoi capelli ne porti tre, o non puoi essere il re! Ti pare difficile?
Cardello - Così così, suocero maestà. Certo, se i capelli fossero uno, sarebbe tre volte più facile, ma se fossero trenta, sarebbe dieci volte più difficile!
Re - Corpo di cifre e segni, cosa sono tutti questi numeri? Io sono un re, non un matematico! Insomma, allora ci vai o non ci vai?
Cardello - Certo che ci vado, suocero maestà: la mia nuova sposa mi piace troppo per farla meno che regina! Dolcissima Guidolinda, ci siamo baciati solo un pochino, ma…ma quando tornerò ci baceremo molto di più! Arrivederci!
Re - Arrivederci, arrivederci! Altro che arrivederci…addio! Dal diavolo, anche se ci arrivi, non tornerai indietro!
Principessa - Ma papà, e i miei baci?
Re - Andrai in convento, e taci! Ah ah, corpo del pesce che abbocca! Quel Cardello è già fritto! Chi può strappare tre capelli al diavolo e farla franca? Ah genero pisquano! E tu, Guidolinda, imparerai a sposare il primo che passa: sei già vedova nel giorno delle nozze! E non piangere, che le lacrime ti sciupano la pelle!

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20.7.07

I capelli del diavolo 2

Scena 2

Cardello – Il castello non è lontano, ma io sono stanco lo stesso… Ecco un bel materasso di foglie…Senti come fruscia, e come dice: “Buon riposo, Cardello…”  (Si stende e si addormenta. Entrano due briganti)

Frugalesto – Guarda guarda,Grattascappa! Un giovane addormentato sotto un faggio…
Grattascappa – Lo vedo Frugalesto…Non sembra un gran signore, ma ha un sonno proprio d’oro!
Frugalesto – Peccato che un sonno d’oro non si possa rubare, collega!
Grattascappa – E allora lasciamolo dormire…Così possiamo guardarlo con comodo, e anche frugare un pò…Guarda guarda, qui c’è una carta…e anche fine, e persino profumata! Che ci fa in tasca a un poveraccio addormentato? E se fosse una carta di valore? È tutta piena di parole eleganti…
Frugalesto – Bisognerebbe leggerla, compare: ma io so leggere come i cavalli sanno cantare!
Grattascappa – Io, invece, prima di scegliere l’onorevole carriera del brigante, ho perso tempo a guardare le parole, e le so un pò riconoscere…Ecco, questa parola è…
Frugalesto – Beh, cosa ci vedi fratello? C’è qualche notizia di tesori? Cosa c’è scritto, lì sopra? Dai, leggi!
Grattascappa – “Cara…spesa…ro…rognosa…”
Frugalesto – Spesa rognosa? In effetti, spendere è come una malattia…
Grattascappa – No: “Cara sposa regina, il …giovane che porta questo mes…mes…”
Frugalesto - Mestolo?
Grattascappa - Messa…
Frugalesto - Messale?
Grattascappa - Zitto, Frugalesto, mi confondi! "Messaggio! …che porta questo messaggio, è il mio peg… peggior manico…no, il mio peggior nemico: fallo ammogliare…no. ammazzare…
Frugalesto - Zampe del diavolo! Dice così davvero, il documento?
Grattascappa -"…ammazzare e ta…tagliare a pezzi, e poi sotterra…re appena leggi que…ste pata…no, queste parole!"
Frugalesto - Per il borsello dei frati, senti senti…Il poverino dorme, e non sa che è mandato al macello…
Grattascappa - Appena consegna la carta, gli fanno la festa…Questo prova che lui non sa leggere, e che saper leggere, almeno in certi casi, è una buona cosa! E…anche saper scrivere!
Frugalesto - Perché dici una cosa così strana, Grattascappa?
Grattascappa - Sta a vedere, compare…stammi a vedere. Prima raschio col coltello…così…bisogna essere delicati, col coltello, a fare questa cosa…ecco…e adesso, aspetta, ci vorrebbe una penna…ma non abbiamo penne, userò un rametto…
Frugalesto - Io una penna ce l’ho! È dell’oca che abbiamo rubato al convento… La tenevo per stuzzicarmi i denti, sai…Eccola…
Grattascappa - E adesso, ci vorrebbe l’inchiostro…qualcosa… I mirtilli! Frugalesto, prendi una bella manciata di mirtilli, ecco, adesso tieni le mani unite, fai la conca, così, li schiaccio con il manico del coltello…ecco…non lasciare colare il succo… e adesso: scriviamo qualche parola… (Consultandosi, con impegno, procedono con l’operazione)

Canzone 2

Chi l’avrebbe mai pensato, sospettato, immaginato?
Chi l’avrebbe? Chi? Chi?
Un brigante, un lestofante, un briccone, un malfattore,
uno che ha sempre rubato, bastonato, accoltellato,
con inchiostro di mirtillo ora gioca allo scrittore?
Chi l’avrebbe mai creduto che della gente mariuola
Chi l’avrebbe? Chi? Chi?

gente che taglia le borse e talvolta anche le gole,
con inchiostro di mirtillo, come dei bambini a scuola,
si sian messi di gran lena a pensare le parole?
Chi l’avrebbe mai pensato, sospettato, immaginato?

Frugalesto - Finito?
Grattascappa - Finito!
Frugalesto – Dai, leggi!

Arietta 2

“Cara sposa, cara regina,
cara sposa, cara regina,
il giovane che porta questo messaggio
è il mio migliore amico:
fallo cenare, toglier la puzza,
e fagli sposare
la principessa, la principessa
appena avrai letto queste parole,
la principessa, la principessa
appena avrai letto queste parole.”

Frugalesto - Bene! Scrivi come rubi! E la firma è quella del re! Vorrei vedere la sua faccia, quando tornerà al castello!
Grattascappa - Ecco, rimettiamolo a posto… E adesso prendiamoci qualcosa in cambio, Frugalesto! Dopo tutto gli regaliamo una moglie ricca!
Frugalesto - Hai ragione, Grattascappa! Prendiamogli le scarpe piano…Non sono eleganti, ma sono di buona fattura e nel bosco non è bello quel che è bello, ma è bello quel che dura!

(Sfilano le scarpe e fuggono. Cardello si sveglia)

Cardello - Che sogno strano…Sognavo che ero entrato in un ruscello, e l’acqua mi rinfrescava i pie…Oh, i piedi sono davvero al fresco! Speriamo che chi mi ha preso le scarpe voglia loro bene come gliene volevo io! E adesso, in cammino: io sono scalzo, ma il castello è vicino!

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19.7.07

I capelli del diavolo 1

Cari amici, da oggi ecco una nuova fiaba tetarale di Roberto Piumini di cui ho scritto le canzoni. Buona lettura e buon divertimento!

                                           I capelli del diavolo

                    Fiaba musical-teatrale in quindici scene da Grimm 
                                         con le musiche di Andrea Basevi

Personaggi:
Canzonatore
Re
Cardello
Simone
Frugalesto
Grattascappa
Regina
Principessa
Tizio
Caio
Sempronia
Principe muto
Traghettatore
Diavolessa
Diavolo

Scena 1
Canzone 1

C’era una volta un re sopra un cavallo
con la corona e col mantello giallo,
la spada al fianco e i baffi sulla faccia,
che se ne va nel bosco a far la caccia.
E caccia il cervo, e quello, guarda caso,
gli scappa via ogni volta sotto il naso!
E caccia il cinghiale nero e grosso,
e quello gli scompare dentro un fosso!

E al re viene la sete, e vien la fame:
ma lui non ha con sé acqua né pane,
e se qualcuno chiedesse: “Perché?
Perché? Perché? Perché?”
Perché può capitare anche a un re!
Finché lassù, freschissima e vermiglia,
vede una mela che è una meraviglia!

Re - Corpo della fame e della sete! Guarda che bella mela….Mela, vieni giù! Non viene…Te lo ordino, mela! Niente, non scende! Perché le mele non mi obbediscono? Dove sono le mie guardie, e il guardiacaccia? Qualcuno venga qui subito! Non viene nessuno…Sono tutti dietro al cervo e al cinghiale e nessuno può salire a prendermi quella mela meravigliosa… Ahi, come ne ho voglia! Op! Oooop!

(Tenta di prenderla. Saltando, gli cade la corona. Entrano Cardello e il vecchio Simone)

Cardello - Signore, vuoi forse quella mela?
Re - Sì, la voglio come la vela vuole il vento, come la fiamma vuole il legno, come la luce…
Cardello - Ho capito, signore! Ora salgo, e te la prendo…
Re - Corpo del giù e del su, guarda come sale! Sembra il principe delle piante, questo ragazzo!
Simone - Hai detto bene, cacciatore! Ora è il principe dei rami di legno, e domani sarà il re di questo regno!
Re - Come? Cosa? Che racconti, con la tua bocca senza denti?
Simone - Non ho denti, ma ho verità, e dico che quel ragazzo la figlia del re sposerà: tre streghe sapienti hanno detto, il giorno in cui nacque, quando a Dio piacque… Beh, signor cacciatore, ora me ne devo andare…Per favore, dì al ragazzo che mi venga dietro: lui ha gambe di ferro, e io di vetro… (Simone esce)

Re - Corpo di rabbia e di sdegno! E così quello scimmiotto lassù arrampicato sarebbe quello che sposerà la mia figliola bella e preziosa, e poi, ohi ahi, diventerà re al mio posto! Che io diventi un asino, se sarà così!
Cardello - Ecco la mela, signore! Prendila!
La mela colpisce il re sulla testa)

Re - Ahia! (piano) Brutto macaco, anche questa ti farò pagare…Grazie, giovanotto gentile! Ma non chiamarmi signore…Tu hai appena fatto un servizio al tuo re! Vedi la corona? Mi era caduta poco fa…
Cardello - Sono contento di averti fatto un servizio, maestà!
Re - Visto che sei più svelto di un cervo, me ne faresti un altro?
Cardello - Di sicuro, maestà!
Re - Dimmi, tu sai leggere, per caso?
Cardello - Nemmeno per finta, maestà!
Re - Allora vorrei che portassi questo messaggio al castello… Aspetta che lo scrivo, e intanto tu, con il coltello, sbuccia la mela, e fa la pelle fina, che io mangio il buono, e il duro lo lascio alle formiche!
(scrive) - arietta 1

"Cara sposa, cara regina,
cara sposa, cara regina,
il giovane che porta questo messaggio
è il mio peggiore nemico:
fallo ammazzare, tagliare a pezzi, e poi sotterrare,
fallo ammazzare, tagliare a pezzi, e poi sotterrare,
appena leggi queste parole."

Ecco il messaggio, bravo giovane! Portalo svelto alla regina, e vedrai che ci sarà una sorpresa per te!
Cardello - Grazie, maestà! Così potrò vedere il castello da vicino!
Re - (fra sé) E lo vedrai anche da sotto, fringuello, quando ci sarai seppellito!

criado por andreabasevi    23:37 — Arquivado em: Sem categoria

15.7.07

Democrazia

Cosa di tutti: una grande casa,
la nostra casa, non soltanto mia,
dove ciascuno sta, ma non da solo,
dove si viva in buona compagnia.
Non una reggia dove il re comanda,
o una caverna senza una ragione:
ma una casa di gente che sceglie
tra le cose cattive e quelle buone.
Una gran casa dove ci si parla,
aperta a nuove idee e nuovi amici,
dove si impara a diventare liberi,
dove si prova a essere felici.

di Roberto Piumini da Il grande libro della Costituzione italiana http://www.robertopiumini.it               Foto di Patrizia Ercole ©

criado por andreabasevi    21:54 — Arquivado em: Sem categoria

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