Musica è…

tra note e pensieri

31.1.07

amore

Inno all’amore

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi l’amore,
sono come un bronzo che risuona
o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,
ma non avessi l’amore,
non sarei nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze
e dessi il mio corpo per esser bruciato,
ma non avessi l’amore,
niente mi gioverebbe.
L’amore è paziente,
è benigno l’amore;
non è invidioso l’amore,
non si vanta,
non si gonfia,
non manca di rispetto,
non cerca il suo interesse,
non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia,
ma si compiace della verità.
Tutto copre,
tutto crede,
tutto spera,
tutto sopporta.
L’amore non avrà mai fine.

San Paolo Prima Lettera ai Corinzi 13

criado por andreabasevi    14:37 — Arquivado em: Sem categoria

30.1.07

una poesia per la madre

a mia madre

Poiché lo sento che, nell’alto dei cieli,
gli angeli bisbigliano tra loro,
tra le ardenti parole d’amore non sanno
una trovare più devota che questa di madre;
così da tempo io soglio con sì caro nome chiamare
anche te, che più che madre mi sei.
E tu riempi il mio cuore dei cuori, da quando
liberando lo spirito di Virginia, Morte te sola vi assise.
Mia madre, quella vera, che presto si spense,
di me solo era madre; madre invece tu sei
di colei ch’io sì teneramente adorai;
e perciò della prima tanto più amata sei,
quanto mia moglie era all’anima mia
più dell’essere stesso infinitamente cara.

Edgar Allan Poe

criado por andreabasevi    19:12 — Arquivado em: Poesia

29.1.07

un allegro funambolo

Ricordo di Lele Luzzati

Emanuele Luzzati, Lele, non solo per gli amici ma per tutti, ha attraversato sorridendo il mondo del teatro, della grafica, dell’illustrazione,  del cinema d’animazione e della poesia con ingenua semplicità, regalando un sorriso a chi l’aveva perduto e un piacere all’occhio di chi sa vedere oltre. L’aver scelto di lavorare per i bambini l’ha fatto restare giovane e nei suoi disegni abita l’allegria contagiosa di chi è puro e semplice. Lele resta nel mio cuore una persona speciale che mi ha formato insegnandomi ad accettare di cercare di essere semplice e a rimettersi in gioco ogni volta che se ne ha voglia. 

criado por andreabasevi    22:21 — Arquivado em: Sem categoria

26.1.07

canzoniere

Le mani come pioggia che discende
coprono scivolando la mia schiena.
Dal mio ventre, forte conca piena,
il sangue radunato si protende.

Mantieni, senza pena di bisbiglio,
le labbra in superficie delle mie,
tremanti di mutissime poesie.
Le mani, senza lena di scompiglio,

ti passo fra i capelli saldamente
e tengo con le dieci dita quiete
la coppa innamorata della mente.

E bevo con la lenta e sacra sete
di chi sta nell’amore di presente
le tue pupille fertili e segrete.

Roberto Piumini

Canzoniere - Madrigali dei secoli XVI e XX.

Due canzonieri a confronto – uno antico composto da Francesco Petrarca e musicato da Luca Marenzio (c. 1553-1599), uno moderno scritto da Roberto Piumini e musicato da Andrea Basevi  – uniti in un programma di altissimo contenuto lirico e musicale. Testi da Petrarca (1304-1374), Canzoniere, e Roberto Piumini, L’amore in forma chiusa.

Con il gruppo vocale RING AROUND QUARTET ( Vera Marenco soprano, Manuela Litro contralto, Umberto Bartolini tenore, Alberto Longhi basso) e ROBERTO PIUMINI voce recitante

Recite a Napoli il 27 gennaio e a Pistoia il 16 marzo 

criado por andreabasevi    15:35 — Arquivado em: Poesia

24.1.07

per ricordare

Scarpette rosse

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
Schulze Monaco
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald

più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per i soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bimbo di tre anni
forse di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini

anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono
c’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole…

Joyce Lussu

A Buchenwald nel corso della seconda guerra mondiale, come in altri campi di sterminio,
vennero uccisi molti bambini. Questa poesia li ricorda.

criado por andreabasevi    18:33 — Arquivado em: Poesia

23.1.07

due poesie di Garcia Lorca

ANGOLO

Voglio tornare all’infanzia,
e dall’infanzia all’ombra.

Te ne vai, usignolo?
Vattene.
Voglio tornare nell’ombra,
e dall’ombra al fiore.

Vai via, profumo?
Vattene!
Voglio tornare al fiore,
e dal fiore
al mio cuore.

Vai via, amore?
Addio!
(Al mio cuore deserto!)

CASIDA DEL PIANTO

Ho chiuso la finestra
perché non voglio sentire il pianto,
ma al di là dei muri
non si sente che il pianto.

Ci sono pochi angeli che cantino,
ci sono pochissimi cani che latrino,
mille violini stanno sulla palma della mia mano.

Ma il pianto è un cane immenso,
il pianto è un angelo immenso,
il pianto è un violino immenso,
le lacrime mordono il vento
e non si sente che il pianto.

criado por andreabasevi    0:33 — Arquivado em: Poesia

19.1.07

una tomba per le lucciole

Una tomba per le lucciole (Hotaru no Haka)
Regia: Isao Takahata - 1988

Il film è una delle pietre miliari dell’animazione giapponese ed è il capolavoro di Isao Takahata. L’opera più famosa e meglio riuscita del maestro giapponese è stata realizzata nel 1988. Basato su di un famoso racconto di Nosaka Akiyuki, scritto nel 1967, "Una tomba per le lucciole" narra le vicende di un fratello e di una sorella rimasti orfani in Giappone durante la seconda guerra mondiale. In un primo momento, i due sono ospitati da una zia, conducendo un’esistenza tranquilla. Quando la situazione precipita a causa dell’inasprirsi del conflitto, i due fratelli vengono scacciati dalla casa, nell’indifferenza generale delle persone sempre più aride e pessimiste. I fratelli si rifugiarono in una piccola caverna sulle rive di un corso d’acqua, sopravvivendo grazie ai risparmi della madre. Purtroppo i soldi della madre non sono infiniti e Seita, vede la sorellina morire lentamente di inedia, per poi seguirne le orme, abbandonandosi nella stazione ferroviaria di Kobe. E’ il suo spettro a ripercorrere i momenti più toccanti della loro vita. Il film  fa riflettere sull’importanza dei valori umani, destinati a scomparire, sopraffatti dagli orrori di una guerra. I personaggi sono così ben caratterizzati da far soffrire lo spettatore: il rapporto del ragazzo con la sorella è dolcissimo e le attenzioni di Seita per Setsuko sono commoventi. Le scene notturne con le luci delle lucciole sono vera poesia. Tra le rovine dei bombardamenti, l’amore dei due fratelli brilla come un faro della notte. Purtroppo nessuno può volgere lo sguardo a questo faro: tutti sono indaffarati in una crudele lotta per la sopravvivenza.

criado por andreabasevi    18:11 — Arquivado em: Sem categoria

18.1.07

orizzonti differenti

Passare un ponte, traversare un fiume, varcare una frontiera, è lasciare lo spazio intimo e familiare ove si è a casa propria per penetrare in un orizzonte differente, uno spazio estraneo, incognito, ove si rischia -confrontati a ciò che è l’altro- di scoprirsi senza "luogo proprio", senza identità. Polarità dunque dello spazio umano, fatto di un dentro e di un fuori. Questo "dentro" rassicurante, turrito, stabile, e questo "fuori" inquietante, aperto, mobile, i Greci antichi hanno espresso sotto la forma di una coppia di divinità unite e opposte: Hestia e Hermes. Hestia è la dea del focolare, nel cuore della casa. Tanto Hestia è sedentaria, vigilante sugli esseri umani e le ricchezze che protegge, altrettanto Hermes è nomade, vagabondo: passa incessantemente da un luogo all’altro, incurante delle frontiere, delle chiusure, delle barriere. Maestro degli scambi, dei contatti, è il dio delle strade ove guida il viaggiatore, quanto Hestia mette al riparo tesori nei segreti penetrali delle case. Divinità che si oppongono, certo, e che pure sono indissociabili. E infatti all’altare della dea, nel cuore delle dimore private e degli edifici pubblici che sono, secondo il rito, accolti, nutriti, ospitati gli stranieri venuti di lontano. Perché ci sia veramente un "dentro", bisogna che possa aprirsi su un "fuori", per accoglierlo in sé. Così ogni individuo umano deve assumere la parte di Hestia e la parte di Hermes. Tra le rive del Medesimo e dell’Altro, l’uomo è un ponte.
Jean Pierre Vernant

criado por andreabasevi    21:31 — Arquivado em: Sem categoria

…ane

Se andrete a Firenze
vedrete certamente
quel povero ane
di cui parla la gente.
È un cane senza testa,
povera bestia.
Davvero non si sa
ad abbaiare come fa.

La testa, si dice,
gliel’hanno mangiata…
(La " c " per i fiorentini
è pietanza prelibata).

Ma lui non si lamenta,
è un caro cucciolone,
scodinzola e fa festa
a tutte le persone.

Come mangia? Signori,
non stiamo ad indagare:
ci sono tante maniere
di tirare a campare.

Vivere senza testa
non è il peggio dei guai:
tanta gente ce l’ha
ma non l’adopera mai.

Gianni Rodari

criado por andreabasevi    21:16 — Arquivado em: Poesia

17.1.07

sentinella

Sentinella di Frederic Brown

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità, doppia di quella cui era abituato, faceva d’ogni movimento una agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia d’anni quest’angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell’aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arrivava al dunque, toccava ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo maledetto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano sbarcato. E adesso era suolo sacro perché c’era arrivato anche il nemico. Il nemico, l’unica altra razza intelligente della Galassia… crudeli, schifosi, ripugnanti mostri. Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della Galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata la guerra, subito; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie. Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo, e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano d’infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all’erta, il fucile pronto. Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l’avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle. E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti col passare del tempo, s’erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d’un bianco nauseante, e senza squame.

Diverso da te, uguale a me commento di Milena Bernardi
Amo profondamente questo racconto. Per la poesia delicata e forte che lo attraversava, per la risonanza tragica che trascina nell’identificazione con il suo "unico" personaggio, per l’emozione clamorosa che mi coglie ogni volta in cui corro verso il finale e riscopro lo stupore del Ribaltamento. Quando il punto di vista si rovescia è la verità autentica che esplode e ci sorprende: il nemico è l’amico di un’altro, il diverso da te è uguale a me! L’orrore agghiacciante del soldato fradicio e coperto di fango è già diventato il nostro quando ci accorgiamo che la Sentinella non è noi: abbiamo condiviso e sofferto gli stessi sentimenti del nemico. Ma il diverso di noi chi è? "Noi" chi siamo? Chi è diverso da noi? Un poeta risponde "Non essendo che uomini camminavano fra gli alberi"’: così Dylan Thomas, in una poesia inedita ci mostra con sconcertante semplicità il confine dell’umana dimensione esistenziale: uomini o abitanti sconosciuti di molte Galassie. Alieni, umani, infraumani, tutti accomunati dai destini interni degli affetti, dei sentimenti, dei desideri di sopravvivenza. Un soldato che ricorda tanti soldati di molte guerre, drammaticamente solo sotto un "sole straniero": così è per ogni "essere" che cammini faticosamente sulla superficie di un pianeta dove la gravità sia "doppia" rispetto a quella a cui è abituato. Molti pianeti nella Galassia dell’educazione: le frontiere dello specchio autoriflettente si possono aprire se si smaschera la metafora che Brown ci regala. La "finzione" ci fa sperimentare l’empatia con l’eroe muto, uguale finché non ci rivela la sua diversità. Ognuno diverso agli occhi dell’altro, tuttavia simile se scatta l’avvicinamento. Per il pianeta dell’handicap e altri.

criado por andreabasevi    17:47 — Arquivado em: Sem categoria

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