31.12.06

Sono partiti tutti.
Hanno spento la luce,
chiuso la porta, e tutti
(tutti) se ne sono andati
uno dopo l’altro.
Soli,
sono rimasti gli alberi
e il ponte, l’acqua
che canta ancora, ei tavoli
della locanda ancora
ingombri - il deserto,
la lampadina a carbone
lasciata accesa nel sole
sopra il deserto.
E io,
io allora, qui,
io cosa rimango a fare,
qui dove perfino Dio
se n’è andato di chiesa,
dove perfino il guardiano
del camposanto (uno
dei compagnoni più gai
e savi) ha abbandonato
il cancello, e ormai
- di tanti - non c’è più nessuno
col quale amorosamente
poter altercare?
Giorgio Caproni

Mi colpiscono
di una donna
le stesse parti del pollo:
coscia, petto, collo…
E’ sbagliato
raccontar le favole
ai bambini per ingannarli,
bisogna
raccontarle ai grandi
per consolarli.
Marcello Marchesi
30.12.06

PERCHE’ NON CHIARIRE
Personaggi:
UN TALE
UN SUO AMICO
IL TALE : Pensa un po’: crede che io abbia avuto rapporti con sua moglie.
L’AMICO : Ma perché non chiarisci la cosa?
IL TALE : Che vuoi chiarire, ci ha trovati a letto insieme!
(Sipario)
CATTIVO GIUOCO
Personaggi:
IL TEMPO
LA GIOVINEZZA
L’AMORE
LA VITA
All’alzarsi del sipario, il Tempo, la Giovinezza, l’Amore e la Vita giocano a bridge. Sono state distribuite le carte.
IL TEMPO : Passo.
LA GIOVINEZZA : Passo.
L’AMORE : Passo.
LA VITA : Passo.
Buttano via le carte.
(Sipario)
Achille Campanile
29.12.06

1
Se a sera dalle vostre acque emergete
-siate voi ignudi e sia la pelle tenera-
salite allora sui vostri grandi alberi
col vento lieve. Anche il cielo sia pallido.
Alberi grandi scegliete, che neri
a sera e lenti le corone cullino
e fre le fronde aspettate la notte
e sulle tempie il lemure e la nottola!
2
Le piccole foglie aspre nei cespugli
vi graffiano la schiena, che s’inarca
forte, tra il fitto; e vi arrampicate
un po’ ansanti, più in alto, nell’intrico.
Quanto è bello cullarsi sopra l’albero!
Ma non con le ginocchia; dovete essere
all’albero com’è la sua corona.
Da cent’anni ogni sera esso la culla.
Bertold Brecht
27.12.06

L’uomo è un’accozzaglia di carne ed di ossa. Quest’accozzaglia è azionata da un apparecchio chiamato cervello. Il cervello è situato in una scatola detta cranica. Questa scatola è sprovvista di aperture visibili. Là detro, il cervello non vede niente, non sente niente di quel che gli accade intorno, isolato com’è dal resto del Mondo. Ragion per cui l’Uomo agisce con quella simpatica incoscienza, ben nota all’osservatore, che lo caratterizza e lo "personalizza", se così si può dire.
Che cos’è l’Uomo? Una povera creatura messa su questa terra per dar fastidio agli altri uomini.
Certi giovani sono piuttosto vecchi per la loro età.
Quando ero giovane, mi dicevano: "Vedrà quando avrà 50 anni". Ho 50 anni. Ma non vedo niente.
Erik Satie
25.12.06

L’artista deve dare una regola alla sua vita. Ecco l’orario esatto delle mie attività quotidiane: sveglia alle 7 e 18; ispirazione dalle 10 e 23 alle 11 e 47. Faccio colazione alle 12 e 11 e mi alzo da tavola alle 12 e 14. Salutare passeggiata a cavallo in fondo al mio parco: dalle 13 e 19 alle 14 e 53. Nuova ispirazione: dalle 15 e 12 alle 16 e 07. Occupazioni diverse (scherma, meditazione, immobilità, visite, contemplazione, agilità, nuoto ecc.): dalle 16 e 21 alle 18 e 47. Il pranzo è servito alle 19 e 16 e termina alle 19 e 20. Poi, letture sinfoniche ad alta voce dalle 20 e 09 alle 21 e 59. Mi corico regolarmente alle 22 e 37. Una volta alla settimana, sveglia di soprassalto alle 3 e 19 (il martedì). Mi nutro solo di cibi bianchi: uova, zucchero, ossa grattuggiate, grasso di animali defunti; vitello, sale, noci di cocco, pollo cotto in acqua bianca; muffa di frutta, di riso, di rape; sanguinaccio canforato, pasa, formaggio (bianco), insalata di cotone e di una determinata qualità di pesce (spellato). Faccio bollire il vino, che bevo freddo, misto a del succo di fucsia. Ho un buon appetito, ma non parlo mai mentre mangio per paura di strozzarmi. Respiro con precauzione (poco per volta). Ballo molto di rado. Quando cammino, mi cingo i fianchi e tengo lo sguardo fisso dietro di me. Molto serio d’aspetto, rido senza volere.Non manco mai di scusarmi, e con affabilità. Dormo con un occhio solo; ho il sonno molto duro. Il mio letto è rotondo con un buco per lasciar passare la testa. Ogni ora un cameriere viene a prendermi la temperatura e me ne porta un’altra. Sono abbonato da lungo tempo a una rivista di moda. Porto una berretta bianca, calze bianche e un bianco panciotto. Il mio medico mi ha sempre detto di fumare. Aggiunge ai suoi consigli:
- Fumi, amico mio: se no, un altro fumerà al suo posto.
Erik Satie
24.12.06

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
Danilo Dolci, una vita per la non-violenza
23.12.06
TU
CHE
NE DICI,
AMICO MIO,
SE IN QUESTO
NATALE FACCIO
UN BELL’ALBERO DENTRO
IL MIO CUORE E CI ATTACCO,
INVECE DEI REGALI,
I NOMI DI TUTTI I MIEI
AMICI? GLI AMICI LONTANI E
VICINI, GLI ANTICHI ED I NUOVI.
QUELLI CHE VEDO TUTTI I GIORNI E
QUELLI CHE VEDO DI RADO. QUELLI CHE
RICORDO SEMPRE E QUELLI CHE, ALLE VOLTE,
RESTANO DIMENTICATI, QUELLI
COSTANTI E QUELLI INTERMITTENTI,
QUELLI DELLE ORE DIFFICILI E QUELLI DELLE
ORE ALLEGRE. QUELLI CHE, SENZA VOLERLO, MI
HANNO FATTO SOFFRIRE. QUELLI CHE CONOSCO PROFON-
DAMENTE E QUELLI DEI QUALI CONOSCO SOLO LE APPARENZE.
QUELLI CHE MI DEVONO POCO E QUELLI AI QUALI DEVO MOLTO. I MIEI
AMICI SEMPLICI ED I MIEI AMICI IMPORTAN-
TI. I NOMI DI TUTTI QUELLI CHE SONO GIA’ PASSATI
NELLA MIA VITA. UN ALBERO CON RADICI MOLTO PROFONDE,
PERCHE’ I LORO NOMI NON ESCANO MAI DAL MIO CUORE. UN ALBERO DAI RAMI
MOLTO, MOLTO GRANDI PERCHE’ I NUOVI NOMI VENUTI DA TUTTO IL MONDO
SI UNISCANO AI
GIA’ ESISTENTI.
UN ALBERO CON
UN’OMBRA MOL-
TO GRADEVOLE
PERCHE’ LA NO-
STRA AMICIZIA
SIA UN MOMEN-
TO DI RIPOSO DU-
RANTE LE LOTTE
DELLA V I T A.
22.12.06

Abituato a oceanico pieno,
mi sembra qualche volta di vedere
nei modi del tuo sguardo un lieve meno:
sul bianco della rosa, mosche nere.
Un guizzo scuro appare e scompare
sull’orizzonte del tuo favore:
lo so, un uomo è grave da portare,
anche con la solerzia dell’amore.
Ma se è destino che non resti eterna
la tua chiara e amichevole pazienza,
se verrà il tempo in cui deve finire,
prego che quella fine sia esterna
al punto estremo della mia presenza:
io voglio amore fino al mio morire.
Roberto Piumini
21.12.06

Personaggi:
LUCIO
LICIO
LUCIO ha due asce, una scabra e una, invece, liscia. Il suo amico LICIO gli chiede quest’ultima in prestito, pregandolo di lasciargliela alla porta di casa. LICIO, a sua volta, ha due porte, anch’esse una scabra e una invece liscia, perciò chiede all’amico a quale delle due egli desidera che sia lasciato l’oggetto. L’altro glielo dice e in più lo prega di dargli, in quella circostanza, una lustratina alla porta. Indi brindano. Ma lasciamo ai due la parola.
LICIO Lucio, lascia l’ascia all’uscio.
LUCIO L’ascia scabra o l’ascia liscia?
LICIO Lascia all’uscio l’ascia liscia.
LUCIO Lucio, lascio l’ascia liscia all’uscio liscio?
LICIO Lucio, esci e lascia l’ascia liscia all’uscio liscio, liscia l’uscio e mesci! (sipario)
Achille Campanile - da Tragedie in due battute